Hanno scritto:

La pittura di Pagani Ferdinando non disgiunge, non frange, non sottolinea, continuamente “riannoda” alla ricerca del bandolo delle esistenze terrene. E’ pittura come percezione, ascolto di sé e della natura; unificante nei tagli, nella resa atmosferica, nella pennellata sfatta ma descrittiva……che indaga”
Silvana Aldeni – 9.1992 – mostra presso Sala del cortiletto di Santa Maria, Busto Arsizio.

“…la schiettezza delle immagini, l’onestà intellettuale che le sostiene, il senso critico che lo porta continuamente a confrontarsi con altre esperienze, sono limpidi ed acuti. C’è una diffusa coerenza pittorica fra contenuti motivazionali ed esiti espressivi. I riferimenti sono ancora quelli della realtà, ma il segno ora è più morbido e flessuoso e mira a disperdere l’immagine in atmosfere vagamente oniriche dove la realtà tende a diventare sogno o evocazione. …”
Ettore Ceriani – Luci e ombre del cortiletto – “LOMBARDIA oggi – PREALPINA” 13.11.1994

“…Pagani nei suoi dipinti, su carta intelata e su tela, cerca di indicare un “altrove”. Nelle nature, nelle architetture, negli scorci, nella ripetizione stessa dei soggetti e dei tagli dell’immagine, si esplora un “oltre” che è un soffermarsi nei pressi della linea: un tentativo di rendere visibile in altro modo l’intorno”
Maria Cristina Galli – docente Accademia di Brera, Milano, mostra novembre 2003 presso Villa Pomini, Castellanza

“Dalla densa espressività Pagani è passato alla riflessione intellettuale, rigorosa e metodica. Quella che per anni è stata chiamata astrazione analitica, pittura non oggettiva, diventa qui metodo di indagine interiore. L’artista arriva così a realizzare una serie di opere dove è possibile vedere come il lavoro dei decenni precedenti si sia riformulato in tele compatte ed estremamente liriche. Paradossalmente queste omogenee ed enigmatiche campiture cromatiche (in cui un nitidissimo giallo invade tutto) parlano di uomo e natura: Di interno ed esterno. Parlano di silenzio e meditazione, i linguaggi intimi che studiano l’anima, ridefiniscono le ragioni stesse del fare pittura”
Alessandro Castiglioni – novembre 2007 – mostra presso Spazio Zero, Gallarate